La domanda utile non è cosa rimuove un filtro, ma quale stadio rimuove quale classe di sostanze. I contaminanti si dividono in pochi gruppi per dimensione e comportamento, e ogni gruppo è compito di qualcuno.
Per classe, e per lo stadio che se ne occupa
- Particelle: sabbia, ruggine, limo, frammenti di calcare. Filtrazione dei sedimenti, classificata in micron. È l’unica classe che un filtro rimuove per semplice trattenimento meccanico.
- Cloro e sottoprodotti della disinfezione, con il sapore e l’odore che portano con sé. Carbone attivo, che adsorbe anziché trattenere meccanicamente.
- Sali e metalli disciolti: piombo, rame, arsenico, nitrati e i minerali della durezza. Una membrana a osmosi inversa. Gli stadi a carbone e a sedimenti non li toccano.
- PFAS, i cosiddetti «inquinanti eterni». La ricerca sul trattamento indica le membrane e specifici materiali a carbone, non la filtrazione in generale; è una classe in cui la certificazione della cartuccia conta più del nome della categoria.
- Organismi viventi: batteri, virus, protozoi. Una membrana è per loro una barriera fisica; gli UV li inattivano senza rimuoverli; la bollitura li elimina, ma non agisce su nulla di disciolto.
Perché nessuno pubblica un elenco unico
La rimozione non è una proprietà astratta di una tecnologia. Dipende dalla specifica cartuccia, dall’acqua con cui viene alimentata, dalla pressione che la spinge e da quanto tempo è in servizio. Per questo una risposta seria cita una certificazione rispetto a una norma precisa e a un protocollo di prova, e un filtro pubblicizzato come capace di rimuovere tutto fa pubblicità, non fornisce dati.
Parti da un’analisi dell’acqua della tua rete, non da un elenco di ciò che i filtri sanno fare. Ti dice quali delle classi sopra sono davvero presenti, e la risposta di solito esclude gran parte del catalogo in una sola pagina.



