I grandi impianti di dissalazione dell’acqua di mare usano l’osmosi inversa: lo stesso principio di un sistema sottolavello, su una scala diversa e a una pressione molto più alta. L’acqua di mare contiene molto più sale disciolto dell’acqua di rubinetto, e la pressione necessaria per spingere l’acqua attraverso la membrana cresce di conseguenza.
Il concentrato non è un difetto
Ogni processo a membrana divide un flusso in due: l’acqua che ha attraversato e l’acqua che porta con sé ciò che non è passato. In un impianto quel secondo flusso si chiama salamoia, ed è più salato del mare da cui proviene. Esiste per lo stesso motivo per cui un impianto domestico ha uno scarico: il carico respinto deve uscire.
Perché lo smaltimento è la parte difficile
La salamoia è più densa dell’acqua di mare, quindi se reimmessa senza cura affonda e ristagna, formando uno strato sul fondale nel punto di scarico. La risposta ingegneristica è diluizione e dispersione (condotte di scarico progettate per miscelare rapidamente il flusso anziché riversarlo in un solo punto), insieme al recupero di ciò che vi è disciolto quando è economicamente conveniente. Niente di esotico. È la stessa domanda a cui risponde, su scala molto più piccola, un progettista di impianti quando decide dove far passare una linea del concentrato.
Cosa significa per un piccolo sistema
Due cose valgono anche qui. Primo, il rapporto tra acqua erogata e concentrato è una specifica reale e vale la pena chiederlo. Secondo, un fornitore che dichiara un sistema a membrana senza flusso di scarto sta descrivendo qualcosa che si sporcherebbe nel giro di pochi giorni. In questa tecnologia l’efficienza significa un rapporto migliore, mai l’assenza del rapporto.



