La filtrazione a membrana è una separazione per dimensione dei pori sotto pressione. I quattro processi con un nome sono la stessa idea su quattro scale, ed è la scala a decidere cosa passa.
La famiglia, dalla più grossolana alla più fine
- Microfiltrazione: la più grossolana. Solidi sospesi e organismi più grandi. Le sostanze disciolte passano senza ostacoli.
- Ultrafiltrazione: più fine. Trattiene batteri e molti virus lasciando passare sali e minerali disciolti, ed è per questo che l’acqua ultrafiltrata ha lo stesso sapore della rete da cui proviene.
- Nanofiltrazione: ancora più fine. Elimina una buona parte della durezza e delle sostanze organiche disciolte più grandi, lasciando passare una parte dei sali monovalenti. Spesso descritta come addolcimento a membrana.
- Osmosi inversa: la più fine di uso comune. Trattiene la grande maggioranza dei sali e dei metalli disciolti. È anche quella che richiede più pressione, proprio per questo motivo.
La pressione è il prezzo della finezza
Più la membrana è fine, più forte bisogna spingere l’acqua per farla passare. Ecco perché la scheda tecnica di un sistema a osmosi inversa indica una pressione minima in ingresso, mentre quella di una cartuccia a ultrafiltrazione spesso no: non viene chiesto loro lo stesso lavoro.
Qual è quella giusta
Se il problema è microbiologico e i minerali vanno bene, l’ultrafiltrazione lo risolve con meno pressione e senza flusso di concentrato. Se il problema è disciolto (sali, metalli, durezza, il sapore che segue il carico disciolto), nessuna membrana più grossolana dell’osmosi inversa lo cambierà. La scelta la decide l’analisi dell’acqua, non le preferenze.



